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copertina catalogo

Catalogo pubblicazioni del Centro per l'UNESCO di Torino 2016


Centro per l\'UNESCO di Torino , 2016, LIBRO

10 GEN 2017

Storie dei nostri giovani nel mondo - Chiara, Racconto Tallinn (seconda parte)

Con piacere iniziamo il 2017 pubblicando la seconda parte del racconto di Tallinn da parte di Chiara, studentessa di Lingue e componente della Sezione Giovani del Centro per l'UNESCO di Torino.

Dopo le prime ore trascorse tra i vicoli storici di Tallinn, lasciamo il centro e ci dirigiamo verso il “Museo delle Occupazioni” per approfondire la storia recente dell'Estonia e della sua capitale.

L'entrata del museo è già alquanto emblematica: un possente portone in metallo serra l'uscita con un taglio netto. L'edificio, tuttavia, è in parte costituito da vetrate e la sua modernità mette in risalto il contrasto con i reperti storici di cui è arredato, a prima vista in modo confuso.

Tali oggetti sono principalmente memorie di quella che una volta era la vita quotidiana: articoli di giornale in russo, radio e cabine telefoniche maculate di ruggine, banconote con il ritratto di Lenin, passaporti sovietici, manifesti di propaganda nazista e sovietica, uniformi militari e anche una copia del Mein Kampf. Nella sala inferiore, simile ad un autentico bunker, si possono trovare invece dei macchinari utilizzati dal governo sovietico per le comunicazioni segrete, riproduzioni scultoree di Lenin e opere di denuncia della Seconda Guerra Mondiale.

Il Museo raccoglie le testimonianze delle tre occupazioni instaurate tra il 1939 e il 1991 da due dei regimi totalitari del XX secolo: il dominio da parte dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche è intervallato dalla Germania Nazista solo negli anni 1941-1944. Per l'Estonia, come per gli altri due Paesi Baltici, si trattò di mezzo secolo di soprusi, divisioni e privazioni, sotto tutti gli aspetti. A evidenziare questo, non solo l'oggettistica e la numismatica, ma anche le testimonianze in video di cittadini che hanno vissuto in prima persona le atrocità di quegli anni.

L'occupazione ha inizio nel 1939 con lo stanziamento di unità militari sovietiche nelle regioni baltiche, come conseguenza del Patto Molotov-Ribbentrop. Ben presto l'URSS ne approfittò per esercitare il suo controllo sul territorio, momentaneamente interrotto per quattro anni dalla Germania con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Durante l'epoca staliniana, ha inizio il periodo del terrore: centinaia di migliaia di oppositori sono deportati in massa da Estonia, Lettonia e Lituania verso i gelidi campi della Siberia.

Concluso il percorso, nei pressi dell'uscita si trova un cartellone dove i visitatori possono lasciare le loro risposte alla domanda “Quale libertà è per te la più importante?”. Tra i fogli affissi leggo “Libertà di parola”, “Libertà di amare” e “Libertà di vivere in una società multiculturale senza avere paura”. Valori fondamentali che molto spesso oggi diamo per scontati, ma che non lo sono affatto dopo aver visto da vicino le testimonianze di esseri umani la cui vita è stata interrotta o messa a durissima prova dalla crudeltà di altri uomini. Esco dal museo prendendo un respiro profondo per apprezzare la libertà che mi è stata concessa e a cui io stessa troppe volte non bado, mentre ancora oggi nelle parti “sfortunate” del mondo lottano anche solo per provare che tale libertà sia o meno un'utopia.

Prossima tappa: Palazzo Kadriorg. Percorriamo un paio di chilometri in direzione nord-est di Tallinn per vedere l'edificio costruito nel Settecento in onore di Caterina I di Russia. Lo stile è barocco petrino: se all'esterno ricorda perfettamente le architetture imperiali di San Pietroburgo, gli interni richiamano le caratteristiche degli edifici storici e nobiliari italiani. I colori accesi della facciata frontale si armonizzano con le sfumature ancora autunnali dell'immenso parco circostante. Tenuto in ottimo stato, Palazzo Kadriorg accoglie la sezione straniera del Museo estone d'arte e, in particolare, la mia attenzione è catturata dall'esposizione temporanea di opere grafiche russe del XIX-XX secolo. I miei studi dedicati alla cultura russa diventano pian piano sempre più tangibili.

Una volta lasciato il Palazzo, dal parco seguiamo un viale esteso che ci porta direttamente ai piedi di uno dei monumenti più noti della capitale: la Rusalka, un angelo in bronzo eretto nel 1902 in memoria del naufragio dell'omonima nave militare russa affondata verso la fine dell'Ottocento. Questa scultura veglia imponente sul Mar Baltico.

Dopo aver già percepito la brezza marina lungo la strada, eccolo, finalmente riusciamo ad osservarlo da vicino. E' una strana sensazione sentire e vedere il mare dopo tanto tempo, anche se questo è totalmente diverso dal Mediterraneo al quale sono abituata. La sabbia è cinerea e sottile, il vento soffia fortissimo. Ma non demordiamo. Ci fermiamo per più di mezzora e contempliamo lo spettacolo di una natura diversa, una natura che appare ancora più invincibile. Mi faccio coraggio e mi avvicino all'acqua come una bimba: è cristallina e ghiacciata, ma la sensazione tra le dita è ugualmente piacevole. Scattate le foto di rito, anche se con qualche difficoltà tra occhi chiusi e capelli in viso per via del vento gelido, corriamo verso la nostra ultima importante tappa della giornata.

 

Nella zona del porto si trova il “Lennusadam”, un hangar per idrovolanti che oggi ospita una parte importante del Museo Marittimo Estone. Arriviamo soltanto un'ora prima della chiusura e il ragazzo in biglietteria ci sconsiglia la visita in quanto, a suo dire, “il museo merita un percorso di almeno tre ore”. Basta uno sguardo d'intesa con le ragazze per decidere di tentare lo stesso, poiché siamo in Estonia ormai solo per poche altre ore e non sappiamo se e quando faremo ritorno.

Presi al volo i biglietti, ci addentriamo nel gigantesco capannone che ospita numerosi modelli navali, fari di ogni genere, armi delle marine militari, uniformi ed equipaggiamenti. Il percorso è davvero ben fatto e arricchito da contenuti multimediali, nonché attività interattive che coinvolgono grandi e piccini.

L'attrazione del museo è sicuramente il sottomarino “Lembit”, costruito per la marina militare estone prima della Seconda Guerra Mondiale e successivamente al servizio dei sovietici. L'interno del sottomarino è visitabile, anche se probabilmente sconsigliato per coloro che soffrono di claustrofobia. Gli spazi infatti sono molto stretti, a cominciare dalla botola che consente l'accesso. Tuttavia, l'ho trovata la parte migliore del museo perché personalmente sono sempre stata curiosa di entrare in un sottomarino per vedere, almeno in parte, ciò che si prova a vivere sott'acqua e a cosa effettivamente si va incontro.

Anche se di corsa, siamo riuscite a visitare quasi tutto il Museo Marittimo in poco tempo. Fiere di non esserci date per vinte, con la stanchezza che comincia a farsi sentire, torniamo in centro per goderci le ultime ore in territorio estone.

Purtroppo in così poco tempo è quasi impossibile stabilire un contatto diretto con il popolo che porti a conoscere più a fondo la loro cultura, ma è anche per questo motivo che spero vivamente di tornare in Estonia con più calma.

Nonostante vi abbia trascorso meno di ventiquattro ore, l'esperienza è stata indimenticabile e credo di aver lasciato un pezzo del mio cuore proprio a Tallinn, lì sulla collina di Toompea.

 

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